Space Age

Metamorfosi o fotoritocco?

Gli effetti che ora si possono ottenere con i software più comuni hanno tra i loro parenti stretti svariati capolavori della storia dell’arte, e tra i loro concorrenti i designer Bart Hesse e Lucy McRae.

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L’emotività instabile degli abiti

Se negli ultimi anni siamo stati capaci di rendere responsive ambienti e pagine web, non c’è alcuna ragione per cui non possiamo farlo anche con gli abiti che indossiamo. Detto fatto, alcuni designer hanno già progettato dei capi d’abbigliamento capaci di agire e reagire senza chiederci il permesso.

Wet ware

L’avvento dell’uomo pupazzo

Per Oskar Schlemmer il mondo si divideva in due: uomini che funzionano come macchine e macchine che assomigliano agli uomini; ma non c’era nessun bisogno di decidere da che parte stare.

La fine del corpo

Paesaggi corporei

Dopo averci portandoto a passeggio tra boscaglie di broccoli e sedani giganti, Carl Warner ha creato alture di ginocchia e di stinchi, pendii di deltoidi, pianure di addominali e deserti di schiene.

Wet ware

Il corpo è abitabile

Correva l’anno 1993 e Stelarc fu invitato alla Triennale di Melbourne. Invece di mettere una bella scultura al centro di una piazza, pensò di ficcarsene una dentro lo stomaco, realizzando il primo monumento ingeribile della storia dell’arte.

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Controllo remoto

In medicina gli esoscheletri vanno forte; nel mondo dell’arte invece non sembrano godere dello stesso ottimismo. La macchina che entra in gioco a soccorrere il corpo finisce per sopraffarlo: ciò che è stato creato per ristabilire un controllo presto ti controlla o, peggio, ti mette nella posizione di essere controllato.

Space Age

Sporgenze

Vestirsi non significa solo ricoprire il corpo di tessuto. L’abito non è una carta da parati, l’abito costruisce. L’abito dà forma. O almeno una terza dimensione.

La fine del corpo

Sei modi per espandersi nello spazio

Come un tempo facevano notare Freud e Jung, l’uomo non ha mai abbandonato quel brutto vizio di pensarsi illimitato. Il nostro corpo ci è sempre andato stretto, e noi sentiamo il bisogno di diffonderci e dilagare; di essere ovunque nello stesso momento e quindi da nessuna parte in particolare.

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Qualcuno 2.0

E’ scientificamente provato che la maggior parte degli avvenimenti della nostra vita avviene in nostra assenza. Noi partecipiamo emotivamente, spesso anche in tempo reale, ma il nostro corpo di solito è altrove. Miranda July ha trovato un modo per risolvere questo problema.

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Blowing in the wind

I confini del corpo stanno sparendo. Si sono fatti elastici e si deformano nell’atmosfera. Nel futuro il vento non sarà più un problema. Tutto merito di Hussein Chalayan.

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Manipolazione morbida

Proprio come accade per la scienza, il corpo è un materiale prezioso anche per gli artisti, che vi proiettano con entusiasmo le fantasie evolutive più svariate. Così può capitare che la mano prostetica che oggi permette al paziente di tornare alla vita che aveva prima, per l’artista sia un’occasione per cercarne una migliore.

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