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Non tutto il Dada vien per nuocere: corpi e cyborg nel primo dopoguerra

Dada: una parola che non vuol dire nulla, ma che ha incarnato un’epoca e l’arte d’avanguardia di due continenti. Un termine senza senso, come apparentemente tutta la produzione artistica che se ne fregiava, ma che nella rivendicazione del caos assoluto ha espresso meglio di chiunque altro il collasso dei nessi logici, gli effetti collaterali dei media e l’avvento dei cyborg.

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Quando nasce un amore (tra umani e robot)

In previsione di un mondo in cui Intelligenze Artificiali ed esseri umani proveranno le stesse emozioni, alcuni artisti stanno ipotizzando scenari in cui la nostra relazione con l’inorganico sia più distesa e costruttiva. Molti di loro espongono in questo momento a Eindhoven, all’interno di una mostra chiamata Robot Love.

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Alba e Graham

Nella storia dell’arte il postumano l’ha inventato Jeffrey Deitch con una mostra nel 1992: in generale il postumano è quello che succede ogni volta che l’uomo tenta di ridefinire la propria natura in una forma altra, preferibilmente ibrida. Alba e Graham sono i testimoni inconsapevoli di questa storia.

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L’avvento dell’uomo pupazzo

Per Oskar Schlemmer il mondo si divideva in due: uomini che funzionano come macchine e macchine che assomigliano agli uomini; ma non c’era nessun bisogno di decidere da che parte stare.

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Il corpo è abitabile

Correva l’anno 1993 e Stelarc fu invitato alla Triennale di Melbourne. Invece di mettere una bella scultura al centro di una piazza, pensò di ficcarsene una dentro lo stomaco, realizzando il primo monumento ingeribile della storia dell’arte.

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Controllo remoto

In medicina gli esoscheletri vanno forte; nel mondo dell’arte invece non sembrano godere dello stesso ottimismo. La macchina che entra in gioco a soccorrere il corpo finisce per sopraffarlo: ciò che è stato creato per ristabilire un controllo presto ti controlla o, peggio, ti mette nella posizione di essere controllato.

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Qualcuno 2.0

E’ scientificamente provato che la maggior parte degli avvenimenti della nostra vita avviene in nostra assenza. Noi partecipiamo emotivamente, spesso anche in tempo reale, ma il nostro corpo di solito è altrove. Miranda July ha trovato un modo per risolvere questo problema.

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