Space Age

Il senso di Gucci per il postumano

Una volta Max Ernst parafrasò un verso di Comte De Lautremont e trovò il modo perfetto per descrivere il Surrealismo: “Bello come l’incontro casuale di una macchina da cucire ed un ombrello su un tavolo operatorio.” La stessa frase sembra essere stata presa alla lettera da Gucci nella sua ultima sfilata per la Milano Fashion Week: un cortocircuito tra Rinascimento, transumanesimo ed effetti speciali.

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Metamorfosi o fotoritocco?

Gli effetti che ora si possono ottenere con i software più comuni hanno tra i loro parenti stretti svariati capolavori della storia dell’arte, e tra i loro concorrenti i designer Bart Hesse e Lucy McRae.

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L’emotività instabile degli abiti

Se negli ultimi anni siamo stati capaci di rendere responsive ambienti e pagine web, non c’è alcuna ragione per cui non possiamo farlo anche con gli abiti che indossiamo. Detto fatto, alcuni designer hanno già progettato dei capi d’abbigliamento capaci di agire e reagire senza chiederci il permesso.

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Sporgenze

Vestirsi non significa solo ricoprire il corpo di tessuto. L’abito non è una carta da parati, l’abito costruisce. L’abito dà forma. O almeno una terza dimensione.

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Blowing in the wind

I confini del corpo stanno sparendo. Si sono fatti elastici e si deformano nell’atmosfera. Nel futuro il vento non sarà più un problema. Tutto merito di Hussein Chalayan.

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Il vestito elettrico

Con tutta probabilità è l’elettricità il nuovo principio della vita. Non l’acqua, non la terra: la terra è inospitale e l’acqua sta per finire. L’aria è avvelenata. L’elettricità permette di azzerare lo spazio, fa viaggiare nel tempo; con l’energia elettrica ci si può vestire.

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